La STORIA

ORTO BOTANICO DI CATANIA

1840-1858

La Fondazione

La fondazione dell’orto botanico di Catania si deve al monaco bibliotecario benedettino Francesco Tornabene Roccaforte che, nominato titolare della cattedra di Botanica nel 1843, ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania, un terreno da destinare a tale scopo, dalla precedente proprietà di Carmine Ferlito. All’opera di realizzazione collaborarono sia il futuro rettore Carlo Gemmellaro sia Lorenzo Maddem, al quale dal 1845 vennero affidate le problematiche tecniche. L’orto botanico universitario, su progetto dell’architetto Mario Di Stefano, venne inaugurato nel 1858 ed oggi si estende su una superficie di circa 16.000 m² a 75 m s.l.m., su suoli in parte di origine vulcanica (lave di epoca romana) e in parte alluvionali.

Fu intorno alla metà del diciannovesimo secolo che cominciò a maturare, in un contesto di fervida attività di ricerche e di studi botanici, l’ambizioso progetto di un Orto Botanico Catanese. Dal Bollettino dell’Istituto Botanico della Università di Catania Serie II – Volume II – Anno 1958, è riportato un ampio quadro storico mirabilmente descritto dalla vivida penna di Valerio Giacomini. Spentosi nel 1840 Ferdinando Cosentino, l’insegnamento della Botanica fu tenuto per alcuni anni dall’alberista e dimostratore Gaetano De Gaetani, come sostituto, finché nel 1843 salì in cattedra come ordinario Francesco Tornabene Roccaforte (1813-1897), monaco cassinese, che era al tempo già noto per vari lavori di biologia vegetale. Il Tornabene si era formato alla scuola del Cosentini, ma aveva soprattutto fatto esperienza in quell’orto botanico che ancora esisteva nel Convento di S. Nicolò l’Arena, accanto al Padre Emiliano Guttauduro.
L’opera del Tornabene fu inizialmente bibliografica ed erudita, avendo lavorato per due anni al riordinamento della ricca Biblioteca del Monastero; ne son risultate le monografie sulla Tipografia Siciliana del XV e XVI secolo, e le ricerche sulle opere botaniche del XV secolo. Anche questi lavori denotano già metodo scientifico e una laboriosità eccezionale. Il gusto per le ricerche storiche si manterrà ancora a lungo, ma si verranno sempre più delineando le sue attitudini per le ricerche sperimentali botaniche; attitudini, per verità, in nessun modo eccezionali, perché in nessun campo hanno saputo realizzare risultati di interesse fondamentale. Noi dobbiamo tuttavia al Tornabene il riguardo di una speciale attenzione, perché fu il fautore tenace e fortunato dell’istituzione di un Orto Botanico Catanese. Sin dal 26 settembre 1843 il Gran Cancelliere dell’Università di Catania aveva interessato il Presidente presso la Commissione Suprema di Pubblica Istruzione ed Educazione di Palermo alla necessità dell’acquisto di un fondo per costruire un Orto Botanico universitario. La pratica si svolse favorevolmente, poiché il 5 maggio 1845 vennero incaricati il Prof. F. TORNABENE e il Prof. CARLO GEMMELLARO, insieme al Rettore e al Segretario Cancelliere, di scegliere un luogo nell’interno della Città. Ottenute le informazioni del caso il 28 giugno 1845 la Deputazione degli Studi dell’Università di Catania deliberava di acquistare “un locale nel compreso della Città, che si prestasse a formare un Orto Botanico tanto necessario alla Pubblica Istruzione” e proponeva l’Orto del Sig. Dr. Carmine Ferlito nella Strada Etnea al Borgo” incaricando delle questioni tecniche l’ingegnere LORENZO MADDEM, il quale secondo una lettera a lui indirizzata il 30 giugno 1845 doveva interessarsi all’acquisto dell’orto, giardino, casina interna, il portone nobile, tre botteghe lungo la strada Etnea”.
Tutto questo venne presto realizzato con regolare contratto, ma dovettero sorgere difficoltà nei particolari perché ancora al principio del 1847 – essendo stata approvata dal Governo di S. M. l’istituzione di un Orto Botanico – permangono questioni da risolvere, di cui si occupa sempre il ricordato ingegnere. A questa data non erano ancora iniziati i lavori, mentre il TORNABENE sollecitava vivacemente la Deputazione universitaria e si dava ad organizzare le richieste di piante vive e di semi per popolare prontamente l’area destinata all’Orto. Il 12 novembre 1847 venivano autorizzate le prime spese necessarie alla formazione dell’Orto Botanico. Il 19 novembre, certo su richiesta del TORNABENE, l’ingegnere MADDEM è incaricato di dare relazione sulla costruzione della “stufa del tepidario ” e del ” sito per le piante paludose “.
Le “funeste vicende” del 1848 durante le quali fu saccheggiala la casa dell’Ingegnere MADDEM, con conseguente dispersione di progetti e di carte, ritardarono l’esecuzione di molti lavori, finché nel febbraio 1853 non venne ripreso un esame dettagliato della situazione, a richiesta del Gran Cancelliere dell’Università D. C. MARTORANA. Si può dire quindi che i lavori principali furono progettati in quest’anno: lavori di area, di fabbrica (per la Scuola, Biblioteca, Orto Secco, Semenzaio, Deposito Strumenti, Appartamento del Direttore, Casa del Custode, 1 Stufa grande e 2 piccole, 1 vasca a scompartimenti e 2 piccole, due piramidi per vasi, ecc.). Ma l’esecuzione è dubbio fosse avviata fino al 1857 anno in cui è ancora questione di avvisi di appalto per i lavori dell’Orto Botanico . Nel 1857 si profila finalmente anche un bilancio e un organico dell’Orto Botanico. Le spese di mantenimento (personale, materiali, libri, acqua) erano previste per un ammontare di 1044 Ducati (Lire 4.594.72). Il personale comprendeva un Direttore, un sotto-Direttore, tre giardinieri, due lavoranti; ma crediamo che ben presto si sia addivenuti a una contrazione perché nel 1861 appare indicato nel bilancio solo un alberista dimostratore, un ortolano e un aiuto-ortolano. Finalmente nel 1858 l’ Orto era pronto e presentabile per l’inaugurazione. Un intenso carteggio organizza la cerimonia e gli ultimi preparativi per rendere più decorosa la nuova Istituzione agli occhi delle autorevoli persone convocate e della cittadinanza catanese. La Deputazione dell’Università umiliava al Re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, il programma della cerimonia e il discorso inaugurale scritto da FRANCESCO TORNABENE e stampato in elegante edizione.
Il 31 luglio 1858, giorno natalizio di S. M. la Regina, presenti le più alte autorità civili, il Corpo Accademico, rappresentanti degli Enti Morali, il Vescovo benediva la prima pietra. La cerimonia era fastosa e appena oggi immaginabile, essendo stato predisposto un palco capace di 300 posti a sedere, con tendaggi bianchi e rossi, con tappeti, trofei, bandiere intorno alle effigi del Re e della Regina. Il discorso inaugurale del TORNABENE rievocava i fasti lontani della fondazione dello Studio Universale di Catania, che parevano un poco rinnovarsi in questa cerimonia; ricordava anche la lunga attesa sua e dei predecessori, e di tutti i naturalisti catanesi, finalmente coronata; esaltava la funzione scientifica, pratica, educativa dei Giardini Botanici. La cerimonia si concludeva con evviva esultanti, con fuochi d’artificio, con spari di artiglierie.
Non sappiamo se altri Orti Botanici italiani siano mai stati inaugurati con tanto fasto e tanto lieto rumore. Forse la lunga attesa dell’avvenimento, forse la simpatia per la nuova istituzione, certo anche il carattere impetuoso e generoso della popolazione catanese, pronta a dare entusiastico benvenuto ad ogni progresso civile e morale della città, spiegano questa eccezionale celebrazione.
Dal 1853, data di fondazione, al 1891 fu direttore dell’Orto Botanico FRANCESCO TORNABENE.
Abbiamo già detto della tenacia e pazienza con le quali aveva perseguito “per quattro lustri”, la realizzazione di quello che “fu voto universale in Catania, lo aversi un Orto Accademico” (TORNABENE, 1858), ma dobbiamo dire ancora di lui con quali e quante sollecitudini condusse a termine l’Istituzione.
Nel 1859 progrediva la costruzione dell’Istituto e dell’Orto.
TORNABENE (1887) illustra abbastanza bene i caratteri dell’ambiente prescelto per comprendere le difficoltà che dovette affrontare per introdurre piante specialmente arboree sul suolo roccioso lavico. Fece rompere superficialmente le masse laviche, fece riempire col detrito le cavernosità, e poté quindi cominciare a piantare i primi alberi nel 1861, anno in cui chiese al Rettore che “potendo attuarsi da oggi la piantagione dell’Orto Botanico” gli venisse concesso un primo giardiniere, un lavorante e maggior disponibilità di acqua. Il problema dell’acqua fu risolto acquistandola dalla famiglia Paternò Castello Duca di Carcaci.
Ma lo spazio disponibile per le coltivazioni non risultava sufficiente alla realizzazione di un Orto Botanico sia pur di piccole dimensioni, perciò TORNABENE sollecitava e otteneva nel 1860 l’acquisto di altri poderi limitrofi.
Si assiste a quell’epoca ad un gesto simpatico del Direttore dell’Orto Botanico di Palermo Prof. AGOSTINO TODARO, che per dare aiuto al nascente Orto Catanese, inviò per qualche tempo il suo capo-giardiniere NICOLA CITARDA a coadiuvare il nuovo capo-giardiniere nominato dal TORNABENE nella persona di LUIGI MARESCA.
I lavori proseguivano in modo soddisfacente. Nel 1861 fu anche autorizzata la costruzione di una ” stufa di cristalli ” simile a quella dell’Orto Botanico di Palermo. Il riferimento al grande Orto Palermitano è costantemente ripetuto, nelle richieste, nei progetti, negli ordinamenti; costituiva un modello da imitare, sia pur modestamente e su tanto minore estensione.
Strane contraddizioni si verificarono ben presto nell’andamento della costruzione e dell’allestimento dell’Orto.
Da un lato si continuava a discutere sull’esecuzione di sculture in bassorilievo con cui adornare la facciata dell’Edificio, già nobilitata da colonne e iscrizioni, denotando la volontà di conferire anche maggior decoro all’Istituzione; dall’altro lato si stentava a trovare i fondi per i quattro giardinieri (tanti erano nel 1862) per il “soldo” del direttore, e per l’acquisto dell’acqua, così che doveva anticipare lo stesso TORNABENE.
In una lettera dell’11 febbraio 1862 al Rettore dell’Università egli si esprime in tono particolarmente accorato rivendicando i “diritti dei liberi e pacifici professori, che a sudor di sangue, con estemporaneo concorso salirono alla Cattedra di Botanica sin dal 1840, e che colle loro opere hanno comprato un nome, e (coi loro) sudori hanno fondato un Orto Botanico in Catania, lo hanno classato, nomenclato, l’anno arricchito del proprio Erbario, della propria Biblioteca, e gli hanno speso quel poco che han potuto sottrarre dai propri bisogni “; e concludeva: ” Io qual Professore della Botanica e quindi qual Direttore noto dello Stabilimento, qual fondatore amantissimo dello stesso, qual’uomo che ho donato al mio Orto Botanico i miei libri, il mio ricco Erbario, i miei denari, la mia vita, non cesserò di assisterlo, però senza giardinieri, senz’acqua, senza mezzi non avrò altro scampo che rendere di ragione pubblica i fatti, che hanno portato la chiusura, la distruzione d’uno stabilimento che a me costò la vita, alla nostra Università ingenti somme, ed oggi a Lei il dolore di vederlo chiuso, annullato “.
Non ci dilungheremo sul quanto ha realizzato il TORNABENE. Quanto alla fabbrica dell’Istituto e dell’Orto, possiamo rimandare al volume illustrativo nel quale egli nel 1887 descrive dettagliatamente gli edifici, le attrezzature, la sistemazione dell’Orto, con un elenco ricchissimo di specie, che pare appena possibile riuscire a radunare e ordinare in così modesta superficie, in venticinque anni di assidue cure.
Anticipando proprio denaro acquistò l’area da destinare all’Orto Siculo, per adunarvi le specie della flora spontanea.
Radunò collezioni vive di interesse pratico, assai apprezzate, di Cotoni e di Tabacchi, la prima delle quali fu inviata, e premiata, alle grandi Esposizioni di Torino, di Dublino e di Napoli.
Circa l’attività scientifica svolta dal 1858 in poi non abbiamo motivo di modificare il modesto giudizio che non noi soltanto, ma anche altri hanno espresso. Non a torto LANZA (1926) giudica di scarso valore le opere sulla Flora Sicula, alle quali pure egli annetteva tanta importanza.
Eppure noi abbiamo voluto dedicare un capitolo di questa rievocazione all’opera di FRANCESCO TORNABENE. E’ giusto che egli tenga un posto d’onore fra tutti i direttori dell’Orto Botanico di Catania, perchè al suo lungo sacrificio, alla sua dedizione appassionata, dobbiamo se fu portata finalmente a dignitoso livello, fra le altre discipline dell’Ateneo Catanese, la Scienza dei vegetali.
FRANCESCO TORNABENE non lascia, è vero, grande orma di studi e ricerche, ma ha costruito ” a sudor di sangue ” un’Istituzione, che altri hanno poi potuto con meno fatica nobilitare con la loro produzione scientifica. Sia detta dunque almeno una parola di gratitudine all’uomo generoso e preveggente, non separabile dallo studioso modesto e appassionato; egli appartiene al numero tanto piccolo di coloro che sanno dare senza ricevere, mentre ovunque è tanto più facile trovare coloro che sanno ricevere senza saper donare.
Nessuno dei successori del TORNABENE avrà diritto, più di lui, di scrivere dell’Orto Botanico Catanese “il mio orto botanico”.
Allorché FRANCESCO TORNABENE quasi ottuagenario abbandonò la cattedra di Botanica, poté consegnare al successore un Istituto e un Orto efficienti e decorosi.
Parve che in un primo momento venisse incaricato il Prof. A. ALOI, ma poi l’incarico venne affidato al Prof. PASQUALE BACCARINI (1858 -1919), che nel 1892 occupò come Professore straordinario la cattedra Catanese. Il BACCARINI rimase in questa sede fino al 1900; la sua attività scientifica è esaminata anche da RODIO (1951) e consiste in ricerche micologiche e fitopatologiche, di biologia e anatomia vegetale. La figura e l’opera del BACCARINI dovevano assumere piena espressione e importanza nella successiva sede da lui raggiunta nel 1900, cioè presso l’Istituto Botanico di Firenze e presso le grandi collezioni dell’Erbario Centrale Fiorentino.
Dopo il trasferimento del BACCARINI assunse la direzione interinale il Prof. GIUSEPPE LOPRIORE pugliese (1865-1928) che era insegnante alla Scuola di Viticoltura ed Enologia di Catania, studioso di vasta esperienza, che dalla patologia vegetale si estendeva alla biologia e sistematica vegetale, all’agronomia, alla chimica agraria. Egli aveva già in corso ricerche citologiche, che continuò anche dopo aver lasciato Catania. Tenne l’incarico della direzione dell’Orto Botanico dal 1900 al 1901, ma lo frequentò per diversi anni successivamente come libero docente incaricato della Botanica medica, finché nel 1909 si trasferiva ad assumere la direzione della R. Stazione Agraria di Modena.
Dal 1 novembre 1901 assunse la direzione e salì alla cattedra di Botanica FRIDIANO CAVARA (1857-1929) trasferitosi dalla direzione dell’Istituto Botanico dell’Università di Cagliari. CAVARA portò a Catania, come poi avrebbe portato a Napoli, un’attività scientifica vivace e varia. Noi non possiamo non considerare con particolare simpatia uno studioso tanto versatile, appassionato, instancabile, che ha percorso un itinerario di sedi botaniche tanto simile a quello che fino ad oggi abbiamo noi stessi seguito: Pavia, Firenze, poi la Sardegna, quindi Catania e infine Napoli. CAVARA svolse anche a Catania la sua ricerca micologica alla quale era stato iniziato presso la Scuola di Pavia. ma continuò pure la sua esperienza embriologica e biologica. Attirato dalle singolarità della flora e vegetazione siciliana, si dedicò anche a ricerche floristiche e geobotaniche, ma soprattutto fu iniziatore sull’Etna di esperienze di acclimatazione di piante in ambiente alpino.
Nei pressi della Cantoniera dell’Etna, a 1880 m. creò un Giardino Botanico alpino che chiamò ” Gussonea ” in onore del più illustre autore della flora siciliana; interessante tentativo che però non durò oltre la sua partenza da Catania. CAVARA avrebbe potuto portare ad alto livello di efficienza l’Istituto e Orto Botanico di Catania, ma lo attendeva la sede di Napoli dove era chiamato a svolgere un’opera molto simile, per valore morale, a quella che TORNABENE aveva svolta a Catania; doveva gettare le basi del nuovo Istituto Botanico Napoletano, prodigandosi e lottando generosamente contro innumeri difficoltà; doveva anche fondare la Stazione Sperimentale per le Piante Officinali di Napoli, per portare su base scientifica organizzata la conoscenza delle piante medicinali, essenziere, industriali. Il trasferimento alla sede di Napoli avvenne nel 1906.
Gli succedette a Catania nello stesso anno una singolare e per alcuni aspetti sorprendente figura di Botanico: LUIGI BUSCALIONI (1863-1954). L’ esuberante e poliedrica produzione scientifica, che spaziava arditamente in tutte quasi le branche della Botanica, la cultura e informazione vastissime, il disinteresse per qualsivoglia utilitarietà che non fosse a vantaggio del sapere, anzi dell’avidissima curiosità naturalistica, contribuirono non poco alla sua notorietà in Italia e all’estero. Una severa intransigenza, l’incapacità di accedere ad accomodamenti o di percorrere altre vie che non fossero quelle che più diritte apparivano al suo giudizio, gli procurarono non poche ostilità e contrasti. Anche sulla sua attività di Direttore dell’Orto Botanico di Catania furono diffuse tali e tante allarmistiche voci da suscitare perfino qualche ansietà nelle sedi che dovevano accogliere poi sue richieste di trasferimento. Forse è giusto, almeno per quel che riguarda la sede di Catania, ricondurre le voci e le accuse alle reali ragionevoli dimensioni.
Si disse infatti che il BUSCALIONI si era dato ad abbattere gli alberi dell’Orto Botanico, ma un’inchiesta appurò trattarsi solo di necessari provvedimenti per realizzare l’ordine Engleriano nel Sistema dell’Orto, ed egli fu autorizzato a portarli a compimento. BUSCALIONI reagiva spesso a queste e altre insinuazioni con arguzia pungente, sferzante, non di rado con epigrammi che facevano in breve il giro della Penisola; ed anche questo gli procurava nuove antipatie. Non vorremmo aver l’aria di scrivere una apologia dell’illustre nostro predecessore; egli non ne ha alcun bisogno dacché la sua notorietà rimane essenzialmente legata alla enorme produzione scientifica, mentre si vanno affievolendo le piccole voci, le critiche rivolte più all’uomo che allo studioso.
Certamente la cattedra di Botanica Catanese deve molta notorietà e lustro all’esser stata affidata per diciassette anni al BUSCALIONI. Nove annate di “Malpighia” videro la luce a Catania, e numerosi lavori, che più sotto elenchiamo, attestano un fervore di ricerca, senza precedenti in questa sede.
Sono lavori di morfologia, e biologia, di teratologia, di anatomia, di fisiologia, di ecologia e fitogeografia, di tecnica microscopica, di parassitologia vegetale, su una grande varietà di materiali, con originalità di vedute, con capacità di elevarsi al livello delle teorie e interpretazioni biologiche più generali.
Alle benemerenze di BUSCALIONI si aggiunge l’ampliamento dell’Istituto, con la creazione di locali per la biblioteca e i laboratori. Purtroppo la costruzione non reggeva più a confronto con l’aulico edificio Tornabeniano, di cui solo simulava modestamente le linee; e neppure poté essere realizzata la sopraelevazione che pure era stata proposta e progettata.
Ci sia permesso allora di dare particolare rilievo al laborioso periodo di vita scientifica dell’Orto Botanico di Catania legato alla direzione di LUIGI BUSCALIONI; fu un periodo di progresso materiale e morale, delle strutture e del patrimonio scientifico.
Non può essere dimenticato un fedele e prezioso collaboratore catanese che realizzò molte ricerche a fianco di BUSCALIONI: GIUSEPPE MUSCATELLO. Vanno pure ricordati per la loro produzione scientifica gli assistenti GIULIO TRINCHIERI, che oggi è benemerito redattore degli Annali della Sperimentazione Agraria a Roma, e GUIDO ROCCELLA.
Trasferitosi nel 1923 il BUSCALIONI a Palermo, ebbe l’incarico della direzione dell’Orto Botanico il Professore di Chimica GIUSEPPE GRASSI-CRISTALDI, mentre assumeva l’incarico dell’insegnamento GIUSEPPE MUSCATELLO. Questa situazione perdurò fino al 1926, anno in cui conseguì la cattedra di Botanica a Catania EMILIO CHIOVENDA (1871-1941), romano di nascita, già conservatore dell’Erbario Coloniale di Firenze.
Il CHIOVENDA nei pochi anni trascorsi a Catania (1926-1929) continuò le sue ricerche floristiche coloniali; solo alcune note su piante siciliane indicano qualche interessamento a problemi botanici locali. Erano suoi assistenti ancora GRAZIA MUSCATELLO-CALDARERA e GUIDO ROCCELLA.
Trasferitosi nel 1929 il CHIOVENDA all’Università di Modena, tornò ad essere incaricato della direzione dell’Orto il GRASSI-CRISTALDI, fino al 1931, anno in cui perviene alla cattedra di Botanica di Catania ROBERTO SAVELLI.
Da questo punto noi passiamo ad occuparci di colleghi ancora viventi sui quali è doveroso da parte nostra attenerci soltanto a una informazione cronistica. Del resto anche nell’iconografia ci siamo attenuti a questa limitazione.
La vasta opera scientifica con la quale SAVELLI contribuì a mantenere su alto tono la produzione botanica dell’Orto Botanico Catanese, è stata rivolta alla genetica, alla fisiologia vegetale, e soprattutto a fini ricerche citologiche e fisiologico-citologiche. Ebbe come collaboratori e assistenti: NERINA SOSTERGAETANA CASALAINACARMELA CARUSO. Il SAVELLI rimase nella sede di Catania fino al 1940, anno in cui ottenne il trasferimento all’Università di Bologna.
Nello stesso anno e nel successivo fu incaricata della direzione e dell’insegnamento ALBINA MESSERI che era docente in Botanica, proveniente dall’Università di Firenze, e che continuò in questo periodo le sue ricerche di istologia del legno, di floristica e sistematica.
Nel 1942 si avvicenda nell’incarico ROBERTO CORTI pure libero docente in Botanica della Scuola di Firenze. Allora accentrava il CORTI la sua attività scientifica alla elaborazione delle raccolte botaniche eseguite nel Fezzan.
Queste date ci dicono che ci stiamo avvicinando a un periodo molto triste per la nostra Istituzione, come per molte altre in Italia: il periodo della seconda guerra mondiale. Assunse in questa vigilia, nel 1943, la direzione e l’insegnamento GAETANO RODIO, proveniente dall’Istituto Botanico di Napoli. L’occupazione dell’Istituto da parte delle truppe alleate, le difficoltà postbelliche non giovarono certo all’efficienza dell’Istituto e dell’Orto Botanico, la cui vitalità già così fervida, divenne languente, mentre le stesse strutture degli edifici mostravano i segni di una profonda decadenza. Il RODIO cercò tuttavia di portare avanti con le sue sole forze, ricerche di fisiologia vegetale e riuscì a pubblicare i primi due volumi del Bollettino dell’Istituto Botanico dell’Università di Catania.
Ancora in gravi condizioni di decadenza abbiamo trovato l’Istituto e l’Orto Botanico, quando nel 1956 abbiamo ottenuto di trasferirci dall’Università di Sassari a quella di Catania. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio per porre riparo ai danni più gravi, e per provvedere alle più urgenti necessità, allestendo alcuni laboratori, curando l’aggiornamento di attrezzature, creando servizi e via dicendo. Purtroppo, dimostratosi vano ogni tentativo di restauro, si dovette demolire la monumentale serra che costituiva il Tepidario. Mentre stiamo scrivendo stanno per uscire i tre volumi della nuova serie del Bollettino dell’Orto Botanico, destinati a raccogliere le ricerche in massima parte qui eseguite oppure organizzate durante i tre anni di nostra permanenza nella sede di Catania.
Sono stati nostri collaboratori validissimi gli assistenti AUGUSTO PIROLA e FRANCESCO FURNARI, nonché altri giovani sperimentatori come SALVATORE GENTILE e GIUSEPPINA DI BENEDETTO. Ci sia concesso ricordare anche il costante prezioso aiuto del tecnico NUNZIO VALENTI e la gradita consuetudine del compianto ex Capo Giardiniere FRANCESCO D’URSO, che dopo aver dedicato quarantanni di intelligente e appassionato lavoro all’Orto Botanico Catanese, frequentava ancora l’Istituto, coadiuvandoci in lavori floristici.
Mentre l’Istituto Botanico Catanese stava riprendendo per merito specialmente dei nostri giovani collaboratori, un’attività forse paragonabile per intensità a quella dei suoi tempi migliori, circostanze di forza superiore agli stessi legami di affetto che ormai ci vincolavano a questa Istituzione, a questi luoghi, a queste persone, ci hanno indotti a trasferirci nella sede di Napoli. Tre anni di lavoro concorde e incessante erano bastati a condurre l’Istituto ad una condizione abbastanza efficiente, ma non certo al decoro degno delle tradizioni e del promettente avvenire della Università di Catania.
Ai nostri successori sarà affidato — auguriamo assai presto — il compito di fondare un nuovo Istituto e Orto Botanico, destinato a rinverdire di nuova vigorosa giovinezza la tradizione botanica Catanese, assai più antica del secolare ” Hortus Catinensis “, assai più duratura delle costruzioni di nera lava etnea, e degli alberi piantati dal TORNABENE perchè affonda le radici nella feconda inesausta intelligenza e umanità della gente di Sicilia.
Chiudiamo questa rapida scorsa con un riassunto schematico, cronologico delle serie di Professori e di Assistenti che si sono susseguiti dal 1858 al 1958 nell’Orto Botanico Catanese; nomi illustri, nomi anche modesti, che testimoniano una continuità mai interrotta, di pensiero, di opere e anche di dedizione e di sacrificio.
CREAZIONE DELLA CATTEDRA DI BOTANICA (1788)
Di Pasquale Matteo(1788-1805)
Cosentini Ferdinando (1805-1840)
De Gaetani Gaetano (1840-1843)
Tornabene Francesco (1843-1892)

 

FONDAZIONE DELL’ORTO BOTANICO (1858)
Baccarini Pasquale (1892-1900)
Lopriore Francesco (1900-1901)
Cavara Fridiano (1901-1906)
Buscalioni Luigi (1906-1923)
Grassi-Cristaldi Giuseppe (1923-1925)
Chiovenda Emilio (1926-1929)
Grassi-Cristaldi Giuseppe (1929-1931)
Savelli Roberto (1931-1940)
Messeri Albina (1940-1942)
Corti Roberto (1942-1943)
Rodio Gaetano (1943-1956)
Giacomini Valerio (1956-1959)

 

SERIE DEGLI ASSISTENTI
Pistorio Francesco (1884-1897)
Cannarella Pietro (1897-1900)
Caruso Salvatore (1901-1904)
Miano Domenico (1903-1904)
Trinchieri Giulio (1905-1907)
Sangiorgi Vincenzo (1907-1909)
Muscatello-Calderara (1909-1920)
Roccella Guido (1920-1931)
Soster Nerina (1932-1935)
Casalaina Gaetana (1933-1939)
Caruso Carmela (1937-1943)
D’amore Sciarretta Jole (1943-1957)
Furnari Francesco (1957-2020)
Pirola Augusto (1958)
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